L’orrore della guerra raccontato da Vogue Ucraina: le parole di chi lavora in redazione

Vogue Ucraina smette di parlare di moda: la redazione intera racconta il dolore e l’orrore vissuto negli attimi in cui è scoppiata la guerra

Non avremmo mai potuto immaginare che una rivista di moda, tra le più celebri al mondo, che solitamente viene letta per allietare gli animi, con i suoi consigli di stile e di portamento, avesse dovuto iniziare a scrivere sul come bloccare un’emorragia o sui luoghi in cui ripararsi dalle bombe, cadenti come stelle amare.

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Purtroppo succede, specificamente con Vogue Ucraina: la redazione ha raccontato i momenti drammatici in cui, in un così vicino 24 Febbraio, appena trascorse le 06:00 del mattino i bombardamenti iniziarono a prendere vita.

Momenti di panico, terrore, in appena una settimana l’Ucraina viene attaccata e i motivi sono politici. Non entrando in merito all’argomento, i redattori di Vogue decidono di scappare, rimanere e lottare oppure sparire. Ciò che è sicuro però rimane il dolore, la paura e la fermezza di chi ha raccontato quegli istanti e noi, grazie a Vogue Italia, li abbiamo raccolti per voi.

Vogue Ucraina racconta il terrore della guerra: i redattori condividono quanto provato nelle fasi iniziali dell’attacco

Un popolo che non si arrende quello ucraino, neppure quando a parlare è Vogue Ucraina, che ha avuto la forza di raccontare in prima persona quanto vissuto negli attimi primordiali della guerra. Alcuni sono scappati, altri ancora sono rimasti affinché potessero diffondere in prima persona quanto accadesse durante i bombardamenti, con un coraggio incredibile.

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Vogue parla di moda, della società, delle fashion victim e di spettacolo. Da quando inizia la guerra invece si scrive di come nascondersi e come curare una ferita. Lo racconta ad esempio Violetta Fedorova, senior web editor di Vogue.Ua, in cui apprende dello scoppio della guerra tramite un suo vicino di casa, che la invita ad andare via con lui presso la casa di campagna ad appena 50 km dalla capitale.

La speranza di Violetta era di tornare a casa entro pochi giorni, ma già dalla sera le era chiaro quanto questo non sarebbe stato possibile. Ci mette quasi nove ore ad arrivare a destinazione, cammina nel fango, non dorme, non si ferma, le importa solamente camminare. Ce la fa con un’estrema forza di volontà, aiuta gli sfollati in arrivo a Zakarpattya, a pochi chilometri dal confine slovacco e lavora attivamente per Vogue.Ua facendo da collegamento con la stampa internazionale.

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Tocca anche a Daria Slobodyanik, culture editor di Vogue.Ua, che viene a sapere della guerra in pieno sonno, quando il cellulare del suo ragazzo squilla per una chiamata da una sua collega che lo informa che ‘È iniziata‘. Daria, come afferma, fino a quel momento non ci credeva davvero. Inizia a prendere coscienza del fatto quando i bombardamenti prendono il via numerosi e il compagno, medico militare, viene chiamato di corsa alle 07:00 del mattino in ospedale. Daria resta a Kiev e come è solito il suo carattere, pensa subito a qualcosa da fare. Inizia quindi a scrivere per Vogue su argomenti che fino a quel momento non avrebbe mai pensato di scrivere. Oltre a lavorare cucina per il ministero della difesa locale, compra disinfettanti per l’ospedale e rimane in attesa: di non sentire più le urla generate dalle bombe.

Daria, così come tanti altri, non vuole pensare alla morte. Preferisce piuttosto immaginarsi l’odore del caffè che berrà con i suoi amici a Podol, al lavarsi i capelli in modo tranquillo poiché adesso ha paura che lo scroscio dell’acqua non le faccia sentire l’allarme che da giorni perseguita i cittadini ucraini. Anche Irina Volodko, sales manager di Vogue.Ua rimane a Kiev e insieme al suo ragazzo decide di barricarsi in casa, preoccupata per l’appartamento, la vita dei suoi cari, sperando che non arrivi mai una chiamata orribile.

Ksenia Shagova, Brand Manager di Vogue.Ua racconta quegli attimi di terrore, in cui ricevette la chiamata da una sua amica. Aveva già tutto pronto e passò due giorni interi in una fattoria vicino Kiev, dormendo a turni con gli altri compagni di viaggio, nascondendosi sotto i ponti durante gli allarmi aerei. Maryna Shulikina, altra web editor parla di quanto la guerra l’abbia profondamente segnata, lasciandole solo rabbia e frustrazione, con la paura che non solo non l’abbandonino più, ma che possano condizionare la sua vita e l’intera società.

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Si potrebbe parlare per ore ed ore di tante altre testimonianze della redazione di Vogue.Ua, che più o meno si legano ad un unico comune denominatore: la paura e la rabbia, di una guerra che non è mai stata voluta. Poiché al di là di chi abbia ragione o torto, non esistono vincitori e vinti. Esiste solo il dovere a mantenere una pace che non può e non deve essere destabilizzata, per il benessere del mondo intero.

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