Vittorio Barruffo: svolta nel caso della morte del pizzaiolo

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Nel settembre 2019 il corpo di Vittorio Barruffo è stato ritrovato in un fosso da un cacciatore in aperta campagna in Francia.

Vittorio Barruffo

Il giallo della morte di un pizzaiolo italiano di 44 anni ha attirato l’opinione pubblica in Francia, circa un anno e mezzo fa. Nel settembre 2019 il corpo di Vittorio Barruffo è stato ritrovato in un fosso da un cacciatore. Il ritrovamento a una trentina di chilometri a nord di Bourgoin-Jallieu. L’altro giorno c’è stata una svolta nelle indagini.

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L’ultimo datore di lavoro del pizzaiolo italiano di 44 anni, il cui corpo smembrato è stato scoperto nel settembre 2019 nell’Isère, è stato incriminato. Ora si trova in carcere. Due donne, la madre e la sorella del sospettato di 43 anni, che erano state fermate anche loro in custodia martedì, sono state “rilasciate senza ulteriori condizioni”, ha affermato Éric Vaillant, il pubblico ministero di Grenoble.

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Il giallo della morte del pizzaiolo Vittorio Barruffo

Tra l’impiegato e il suo capo, secondo il quotidiano regionale, esisteva una “disputa finanziaria”. I due uomini avrebbero apparentemente preso un appuntamento nel pomeriggio del 9 luglio. Questo dopo che la vittima aveva deciso di lasciare il lavoro. Da quel momento in poi si perdono le tracce del pizzaiolo italiano. Il 15 settembre 2019 il corpo di Vittorio Barruffo è stato ritrovato in un fosso amputato dei suoi quattro arti e arrotolato in un telone da un cacciatore a Charrette, un piccolo paese situato a una trentina di chilometri a nord di Bourgoin-Jallieu.

L’autopsia del corpo, che aveva rivelato significative “lesioni ossee craniche”, aveva stabilito che si trattava proprio della persona scomparsa. Gli inquirenti della sezione ricerche della gendarmeria di Grenoble avevano anche scoperto, in un sacchetto di plastica “chiuso con adesivo”, un ciondolo identico a quello indossato dal napoletano. La vittima lavorava in una pizzeria situata a Montalieu-Vercieu. Qui condivideva l’appartamento con due connazionali, i quali lavoravano con lui.

L’altro filone dell’inchiesta sulla morte di Vittorio Barruffo

Una pista aveva portato a uno dei suoi coinquilini di 29 anni. Questi aveva lasciato la Francia pochi giorni prima del ritrovamento del corpo. Era stato arrestato nel marzo 2020 nei pressi di Napoli durante un controllo legato al Coronavirus, dopo un mandato di cattura europeo emesso dal gip. È stato infine rilasciato pochi giorni dopo dalla Corte d’Appello di Napoli, che ha ritenuto l’alibi del 29enne credibile.

Il sospettato, che ha sempre negato di essere coinvolto nell’omicidio, è stato nuovamente arrestato in Italia nel novembre 2020 e poi trasferito a Grenoble, dove è stato infine incriminato e imprigionato per quattro mesi. L’uomo è ora libero sotto sorveglianza elettronica, ma “rimane incriminato”, ha detto Vaillant, rifiutando ogni ulteriore chiarimento sul suo possibile ruolo nel caso. Non è chiaro se sia complice del suo datore di lavoro.