Call center selvaggi, pronto il metodo per bloccare le chiamate

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Telemarketing selvaggio, il regolamento per bloccare le chiamate dei call center sui cellulari c’è. Ma il governo non lo approva

Le chiamate continue sempre dagli stessi call center per sentirsi proporre sempre la consueta offerta alla quale, magari, si è già risposto. E’ capitato forse a tutti gli italiani e capita ancora oggi. Chiamate che, negli ultimi anni, arrivano anche dall’estero per proporre quel servizio, quella tariffa. La gestione dei database non è affatto impeccabile in questi centri di chiamata. Le aziende per le quali chiamano e di cui sono autorizzate a spendere il nome, non hanno il controllo della gestione del lavoro perchè i call center sono servizi quasi sempre esternalizzati, ossia svolti da aziende terze alle quali affidano per commessa quella determinata campagna di telemarketing.

Call center, il regolamento che non viene approvato

Questo aspetto non permette il controllo della gestione del lavoro da parte delle aziende che affidano la commessa al call center. La conseguenza è che spesso i database non sono ben gestiti. Gli operatori, in pratica, si ritrovano a dover chiamare persone alle quali la proposta è stata già fatta dallo stesso collega qualche mese, o addirittura settimana o giorno prima.

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Un metodo che comporta come conseguenza chiamate ripetitive e distanziate di poco tempo l’una dall’altra. Se si moltiplica poi questa metodologia per i vari gestori di servizi e utenze, il cittadino si trova bersagliato.

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Tuttavia il settore dei contact center in Italia produce 4 miliardi di reddito con circa 125mila persone impiegate. Tuttavia, esiste un regolamento che attende soltanto l’approvazione del governo che offre la possibilità ai cittadini di tutelarsi: “Il ritardo accumulato per l’emanazione del nuovo regolamento attuativo del registro pubblico delle opposizioni è allarmante – afferma Lelio Borgherese, presidente di Assocontact al fattoquotidiano – Ci rendiamo conto che in questi mesi il governo ha avuto ben altre priorità e rispettiamo i tempi e gli iter pensati per prendere le migliori decisioni possibili, ma ci rendiamo anche conto che i cittadini e le aziende non possono attendere tempi biblici”.