Cashback sospeso, la novità: ecco chi vuole eliminarlo

0
119

In attesa dei rimborsi previsti entro fine agosto le parti politiche discutono sulla ripresa del provvedimento

foto getty images

Gli italiani che hanno partecipato al Cashback si apprestano a ricevere i rimborsi del 10% di quanto speso dal 1 gennaio al 30 giugno. Si tratta di 7,9 milioni di cittadini che hanno aderito all’iniziativa registrandosi sull’app e utilizzandola per registrare i pagamenti digitali. Entro fine agosto arriveranno i rimborsi fino ad un massimo di 150 euro a persona. Per il super premio invece da 1500 euro bisognerà aspettare fine novembre. La classifica potrebbe essere riscritta perchè sono state annullate delle transazioni considerate sospette. Il Ministero dell’economia ha studiato delle modalità per penalizzare coloro che spezzettano le transazioni ai fini della classifica del super cashback. Così ci sono stati degli esclusi che, però, hanno il tempo di effettuare dei ricorsi entro fine agosto. Per effetto della tempistica dei ricorsi e dai quali dipenderà la classifica definitiva del super cashback, i pagamenti di quest’ultimo saranno effettuati soltanto entro fine novembre.

Cashback, c’è chi vuole eliminarlo

Intanto il cashback è stato poi sospeso. La politica è divisa in tal senso e il governo è spaccato in due. In teoria dovrebbe riprendere da gennaio 2022. In sostanza, però, c’è chi vorrebbe eliminarlo definitivamente.

Leggi anche > Cashback, le squalifiche

Si tratta dei partiti di centrodestra, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, che propongono non correttivi alle criticità riscontrate bensì la definitiva cancellazione dell’iniziativa targata Giuseppe Conte. La politica e gli schieramenti prendono spesso il sopravvento sulle questioni oggettive.

Leggi anche > Cashback, cosa accade in parità

Il cashback, stando all’analisi resa pubblica dal ministro dell’economia, ha portato sicuramente dei vantaggi ricordando che va tuttavia fatta una analisi approfondita dei costi e dei benefici per decidere cosa fare. Più che la politica dovrebbero essere i numeri a decidere.

Foto getty images