Voglia di cambiamento e rivendicazione dei propri diritti: così la minigonna ci conquistò

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La minigonna è un evergreen della moda. Bambine e mamme sono solite indossarle sia d’estate che d’inverno e in tutte le occasioni. Capo d’abbigliamento simbolo di rivoluzione: ripercorriamo insieme le tappe più importanti della sua storia.

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Foto da Pinterest

Nata come simbolo di emancipazione femminile e rivoluzione culturale, la minigonna si è affermata come must della moda mondiale. Riproposta in ogni forma e texture, la mini skirt si è adattata con i tempi e luoghi senza mai scomparire.

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Le tappe più importanti della minigonna: quando nasce e come si diffonde

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Foto da Pexels

Questo capo di abbigliamento nasce nel 1963 quando Mary Quant ascolta un gruppo di giovani londinesi le chiedono di cucire gonne sempre più corte al posto di abiti lunghi considerati scomodi per i movimenti. È un momento di fervore culturale e sociale che si manifesta appunto nella voglia di cambiamento e di abiti che rivendicano anche la libertà sessuale della donna.

In Italia la minigonna arriva tre anni dopo, nel 1966, e rappresenta in egual modo la voglia di cambiamento e di scostamento dagli stereotipi sulla figura femminili ormai sedimentati nella società.

In breve il capo viene proposta di stilisti di tutto il mondo riscuotendo un successo grandioso. Yves Saint Laurent e Balenciaga, ad esempio, cominciano a creare abiti sempre meno convenzionali e più corti, arrivando ad accorciare le gonne anche di 10 centimetri.

Oltre a sarti professionisti e designer di moda, alcuni personaggi famosi cominciano a promuovere il capo. Personalità come Twiggy, modello adolescente dal fisico statuario, Jackie Kennedy e Brigitte Bardotte diventano le principali promotrice imponendo una nuova visione dell’immagine della donna libera.

Nonostante il grande entusiasmo iniziale, la minigonna accusa una battuta d’arresto nei decenni seguenti, quando, complice anche un nuovo cambio di mentalità, questo capo viene considerato non più come simbolo di emancipazione, ma come rappresentazione della donna oggetto.

Anche gli stilisti, soprattutto donne, cominciano a cambiare il proprio atteggiamento nei confronti di questo look tanto che la stessa Coco Chanel lo definisce “Semplicemente orribile”.

Ma non è solo l’ambiente culturale a vedere nella mini skirt una discriminazione nei confronti del gentil sesso. Negli anni ’80, infatti, nascono altri indumenti, quali leggings e collant, che li fanno concorrenza e che spesso vengono preferiti per comodità e per la novità che rappresentano.

Negli anni Novanta c’è un ulteriore cambio di opinioni e la mini torna agli antichi splendori. Stilisti vecchi e nuovi la inseriscono a proprio gusto e modo nelle collezioni del momento e diventa l’emblema della donna in carriera sicura e decisa.

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Foto da Pexels

Oggi questo capo è diventato un trend immancabile nel guardaroba delle donne e delle bambine emblema di femminilità ed eleganza; la sua importanza è così cresciuta che dal 2015, grazie all’iniziativa di Ben Othman, si celebra il 6 giugno la sua giornata mondiale.

W la mini, W la donna!