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Don Camillo, chi era Fernandel: vita privata, carriera e curiosità

Fernandel è il grande attore, cantante e regista francese che interpretò Don Camillo. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui. 

Comico, attore, cantante e regista: il grande Fernandel è stato tutto questo, e ai massimi livelli. Non a caso a distanza di tanti anni resta un personaggio tra i più popolari e menzionati sul piccolo schermo e nell’immaginario collettivo. Conosciamolo più da vicino.

L’identikit di Fernandel

Fernandel, all’anagrafe Fernand-Joseph-Désiré Contandin, nasce a Marsiglia l’8 maggio 1903 da Désirée Bédouin e Denis Coutandin (poi trascritto erroneamente in Francia come Contandin), originari di Perosa Argentina, nella Val Chisone (Torino). Ragion per cui parlava fluentemente il piemontese, usato in famiglia dai suoi genitori, mentre stentava con l’italiano.

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Fernandel esordisce su un palcoscenico a soli cinque anni. Secondo alcuni parenti è un bambino curioso, fondamentalmente onesto, instabile, estremamente sensibile, talvolta malinconico ma assai più spesso gioviale e scherzoso. Nel 1912 debutta in teatro in una sala del quartiere con un dramma storico, “Marcel ou les enfants de la révolution”. Ma è in una piccola sala del vicino quartiere di Castellane che fa conoscenza con il pubblico e riceve i primi applausi grazie alla sua interpretazione estemporanea ma assai apprezzata di “Mademoiselle Rose”.

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La gavetta artistica si interrompe bruscamente quando il padre lo obbliga a trovare un lavoro. Dopo la scuola dell’obbligo, nel 1915, il giovane trova un impiego come fattorino, a 25 franchi al mese, alla Banque Nationale du Crédit. Qui conosce quello che diventerà il suo migliore amico: Jean Manse. Successivamente cambia diversi lavori fino a quando, insieme a suo padre appena rientrato dalla guerra, lavora con lui nel campo alimentare. E’ scaricatore di porto prima di tornare, di nuovo, a lavorare in banca. Intanto comincia a frequentare la sorella minore di Jean, Henriette, che di lì a poco diventerà la sua fidanzata. Si dice che il suo nome d’arte sia stato coniato dalla cognata, che un giorno lo annunciò con uno squillante: “Voici le Fernand d’Elle”.

Fernandel sposa Henriette nel 1925 e subito dopo accetta un lavoro nel saponificio “Ferro di Cavallo”. Intanto grazie all’amico e scrittore Marcel Pagnol comincia a calcare sempre più assiduamente le scene. Dopo aver lasciato l’impiego, esordisce come caratterista al “Caffè Concerto”, quindi approda all’operetta dove interpreta, fra le altre, “Ignace” e “Le Chasseur d’images”. All’inizio degli anni Trenta diviene un tipico attore da commedia e approda al cinema, dove esordisce con una piccola parte in “Le blanc et le noir” (1931). Inizia a farsi notare dal grande pubblico con un’interpretazione drammatica ne “Il roseto di Madame Husson” (1932). Alternando lavori in pellicole di Maurice Tourneur, Maurice Cammarge, Christian-Jacque, Marcel Pagnol e Julien Duvivier con interpetazioni in decine di film comici commerciali, acquista poco alla volta una notorietà internazionale diventando il simbolo della comicità francese nel mondo.

Negli anni Cinquanta questa fama è destinata ad accrescersi grazie alla sua fortunata partecipazione alla serie di pellicole dedicate all’eterna lotta di un parroco di un paese della bassa emiliana (Fernandel, appunto) alle prese con un sindaco comunista (interpretato da Gino Cervi). Tratti dai racconti di Giovannino Guareschi i primi due film della serie (“Don Camillo” e “Il ritorno di don Camillo”) risalgono al 1952 e sono firmati entrambi da Julien Duvivier. Ne seguiranno altri firmati da vari registi fino all’ultimo, del 1965, diretto da Luigi Comencini.

Durante la seconda guerra mondiale si dedica anche, con risultati tutt’altro che esaltanti, alla regia firmando “Simplet” (1942) e “Adrien” (1943). Una terza regia è del 1957, “Adhémar o il giocattolo della fatalità”. A fine carriera si dedica alla produzione fondando, nel 1963 con Jean Gabin, la “Gaber Film”. Muore a Parigi dopo una lunga malattia. Riposa nel cimitero di Passy, sempre nella capitale francese.

 

Enrico

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