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Don Camillo e l’onorevole Peppone, chi era Gino Cervi: la sua storia

Gino Cervi è stato uno dei più noti, significativi e prolifici attori italiani. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui.  

Gino Cervi è sicuramente uno degli attori italiani più popolari e amati di tutti i tempi, tanto da essere persino entrato nell’immaginario collettivo. Dotato di grande presenza scenica e di notevole incisività recitativa, attivo anche come doppiatore, è stato uno dei più prolifici e versatili interpreti nella storia dello spettacolo italiano, spaziando dal teatro serio a quello brillante, dal cinema alla radio alla televisione. Conosciamolo più da vicino.

L’identikit di Gino Cervi

Gino Cervi, all’anagrafe Luigi Cervi, nasce a Bologna il 3 maggio 1901, figlio di Angela Dall’Alpi e del giornalista Antonio Cervi (1862-1923), critico teatrale del Resto del Carlino. Fin da bambino si appassiona al teatro, tanto da insistere affinché suo padre lo porti ad assistere a qualche spettacolo. Alto, robusto, dotato di bella presenza e di modi signorili e raffinati, inizia come filodrammatico ed esordisce ufficialmente nel 1924 al fianco della celebre Alda Borelli ne La vergine folle di Henri Diamant Berger, tratta da un dramma di Henri Bataille.

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Nel 1925 Gino Cervi viene chiamato come primo attore giovane da Luigi Pirandello nella compagnia del Teatro d’Arte di Roma per interpretare successi come Sei personaggi in cerca di autore (nella parte del figlio), opera con cui andrà in tournée a Parigi, Londra, Basilea e Berlino. Nel 1928 conosce in teatro la giovane attrice Angela Rosa Gordini, che sposerà poco dopo; dal loro matrimonio nasce Antonio, detto Tonino, futuro regista e produttore cinematografico, a sua volta padre di Antonia Cervi, Stefano Cervi, il produttore Antonio Levesi Cervi e dell’attrice Valentina Cervi.

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Tornando a Gino Cervi, dopo il fortunato incontro con Pirandello ottiene rapidamente un notevole successo, tanto che nel giro di dieci anni lavora con le più note compagnie italiane, per diventare poi primo attore nella compagnia Tofano-Maltagliati (1935-1937). La voce profonda e suggestiva e la naturalezza della recitazione lo rendono uno dei più apprezzati interpreti di Goldoni, Sofocle, Dostoevskij, e soprattutto di Shakespeare, del quale sarà un memorabile interprete di Otello.

L’esordio cinematografico avviene nel 1934 e segna l’inizio di una lunga serie di riuscitissimi film. Ma è negli anni Cinquanta che Gino Cervi ottiene la massima popolarità calandosi nei panni del sindaco emiliano Giuseppe Bottazzi, detto Peppone. I film della serie saranno cinque: il primo, Don Camillo (1952), fu diretto da Julien Duvivier e vide Cervi accanto a Don Camillo, interpretato dall’attore francese Fernandel. Guareschi, Cervi e Fernandel divennero ottimi amici e i due attori fecero da testimoni al matrimonio di Carlotta Guareschi, figlia dello scrittore. Il sodalizio artistico e personale tra i due attori fu talmente profondo che quando Fernandel morì, durante la lavorazione del sesto film della saga, Cervi si rifiutò di proseguire l’opera.

Dopo altre esperienze meno eclatanti, a metà degli anni Sessanta fu la televisione a dargli una rinnovata notorietà. Nel 1963 Gino Cervi tornò a rivestire con successo per il piccolo schermo la figura del Cardinale Lambertini, già interpretata nella versione cinematografica del 1954. Ma soprattutto, dal 1964 al 1972, Cervi fu l’impeccabile interprete della serie poliziesca Le inchieste del commissario Maigret, ispirata ai romanzi di Georges Simenon.

Ritiratosi dalle scene nel 1972, Gino Cervi morì due anni dopo nella sua casa di Punta Ala (Grosseto), a causa di un edema polmonare, a 72 anni. Riposa nel Cimitero Flaminio di Roma con la moglie Ninì, il figlio Tonino e il fratello Alessandro. Per il resto, sappiamo che l’attore, pur profondamente cattolico, aderì alla Massoneria. Fu anche un fascista della prima ora e partecipò alla marcia su Roma, salvo poi adottare posizioni liberali e anti-squadriste. Alle elezioni amministrative di Roma del 1967 sostenne la Democrazia Cristiana e nel 1970 fu eletto consigliere della Regione Lazio per il Partito Liberale Italiano.

 

Enrico

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