Il dramma di Yais Lopilato: fuggita dal Venezuela e bloccata da Covid

0
96

E’ una vera e propria odissea quella di Yais Lopilato, l’italo-venezuelana scappata dal regime di Maduro e bloccata da un anno in Perù.  

Salvate Yais Lopilato. E’ un grido forte, ma che stenta ancora a farsi sentire, quello in soccorso dell’ingegnere petrolifero venezuelana per nascita e formazione, ma italiana per cognome, famiglia e origine, che ormai un anno fa si è vista costretta a fuggire dal regime autoritario di Maduro. La donna aveva in mente di attraversare velocemente la Colombia, arrivare in Perù e di lì partire alla volta dell’Italia: a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino, avrebbe trovato la famiglia di “zio Joe”, fratello del compianto papà Michele, ad accoglierla e a permetterle di rifarsi una vita. Purtroppo i suoi piani sono stati stravolti (anche) dal Covid.

L’sos per Yais Lopilato

Ad aprile 2020 Yais Lopilato avrebbe dovuto prendere un aereo che l’avrebbe portata in Italia, ma le restrizioni per il Covid-19 hanno fatto saltare tutto: suo zio, Joe Lopilato, l’ha aspettata inutilmente all’aeroporto di Roma. Da quel momento è iniziato il calvario dell’ingegnere. Le è scaduto il passaporto del Venezuela e, essendo una dissidente, non ha potuto recarsi presso l’ambasciata venezuelana per rinnovarlo, pena il rischio di essere arrestata.

Leggi anche –> L’annuncio del commissario Figliuolo: “Vaccinare tutti, al di là dell’età”

Yais si è ritrovata così senza lavoro, senza una casa, senza parenti né amici a darle una mano, e ovviamente senza denaro. Fortunatamente ha trovato una sistemazione grazie a una famiglia di Piura, cittadina a 800 chilometri a nord di Lima, capitale del Perù, lavorando in cambio come baby sitter. Tutte le sue speranza sono ora appese a un intervento dell’ambasciata italiana in Perù, a Lima.

Leggi anche –> Bologna, uccide la fidanzata e la getta nella spazzatura: poi si uccide

Lo zio Joe ha fatto di tutto per aiutare Yais, coinvolgendo anche il sindaco di Mirabella Eclano, Giancarlo Ruggiero, che si è offerto di pagare il viaggio aereo per il rientro in Italia, ma la burocrazia – data l’assenza di passaporti – ha di nuovo bloccato tutto. Yais, in preda allo sconforto, ha deciso di iniziare anche uno sciopero della fame.  Servirà a ottenere il necessario aiuto delle istituzioni prima che sia troppo tardi?