Primario neurochirurgia travolto e ucciso da un’auto: aveva appena salvato una vita

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Il primario di neurochirurgia del San Camillo è stato travolto e ucciso da un’auto qualche ora dopo aver salvato la vita ad un ragazzo.

La vita, a volte, può essere dannatamente crudele. Agazio Menniti, primario di Neurochirurgia all’ospedale San Camillo di Roma, era abituato a salvare la vita alle altre persone e lo faceva come vocazione. Dopo anni di operazioni chirurgiche urgenti, il medico non aveva perso l’empatia e la passione. Dopo tanto tempo, insomma, non vedeva il suo lavoro come routine, ma si appassionava ad ogni caso e ci metteva anima e corpo per impedire che le cose andassero male.

Per questa sua dedizione, questa passione e per l’umiltà, Agazio era stato scelto per diventare primario di Neurochirurgia nel febbraio del 2020. Aveva 46 anni e ancora diverso tempo da dedicare al lavoro e alla famiglia. Menniti, infatti, era sposato ed era padre di due bambini. La sera di giovedì 29 aprile stava tornando a casa con la sua moto, dopo aver concluso con successo un’operazione per rimuovere l’emorragia cerebrale di un ragazzo. Lui e la sua equipe gli hanno salvato la vita e con questa soddisfazione si apprestava a tornare a casa dalla famiglia. Purtroppo, però, a casa non ci è mai arrivato.

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Primario ucciso da un’auto mentre tornava a casa: il ricordo del suo mentore

Mentre percorreva la strada verso la sua abitazione alla Giustiniana, Menniti è stato colpito da un’auto ed è caduto. Prima che riuscisse ad alzarsi un’altra auto lo ha travolto, non lasciandogli scampo. L’incidente è al vaglio delle autorità e i due automobilisti coinvolti sono indagati per omicidio stradale colposo. Una tragedia che ha lasciato tutti senza parole, compreso il dottor Alberto Delitala, precedente primario del San Camillo e suo mentore: “Quel giovane chirurgo mi ha colpito fin dal primo momento: riservato, un po’ sulle sue, ma capace di grandi slanci di simpatia, soprattutto con i colleghi e gli infermieri con i quali aveva costruito una bella squadra”.

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Delitala, ricorda un particolare toccante di Menniti, quando fu costretto a volare in Australia per riportare in Italia la salma del padre: “Ricordo quando, pochi giorni dopo essere entrato al San Camillo, mi disse di doversi assentare per riportare in Italia la salma del padre muratore, morto in Australia dopo essere caduto da un’impalcatura. Una settimana dopo Agazio era di nuovo fra di noi. Aveva molto carattere, una tempra molto forte”.