Francesca Mannocchi: la giornalista d’inchiesta e la malattia

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Cosa sapere su Francesca Mannocchi: la giornalista d’inchiesta ospite di Propaganda e la malattia contro cui combatte.

(screenshot video)

Da molti anni, Francesca Mannocchi scrive per “L’Espresso” e i suoi reportage sono molto apprezzati dal pubblico. La giornalista d’inchiesta, che conosciamo anche perché è spesso ospite della trasmissione Propaganda Live, in onda su LA7, collabora da anni con numerose testate, italiane e internazionali. Tante sono le sue ospitate televisive, proprio in qualità di esperta di territori di conflitto.

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Nel corso della sua carriera da reporter in zone calde e di guerra, ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Tunisia, Egitto, Afghanistan. Grazie a questo suo costante impegno, in passato ha vinto vari premi giornalistici. Tra questi, ricordiamo il Premio Ischia, il Premio Giustolisi e il Premiolino 2016. Si tratta insomma di uno dei nomi più apprezzati tra i reporter di guerra.

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La malattia di Francesca Mannocchi, amatissima reporter di guerra

La giornalista ha anche diretto con il fotografo Alessio Romenzi il documentario Isis, Tomorrow, che qualche anno fa è stato presentato alla 75a Mostra internazionale del Cinema di Venezia. Apprezzata narratrice, molto successo ha avuto il romanzo Io Khaled vendo uomini e sono innocente, con cui ha vinto il Premio Estense. Il romanzo uscito nel 2019 è stato edito da Einaudi e racconta una delle vicende che ha vissuto con i suoi occhi.

Sempre per Einaudi, nel 2021 è uscito Bianco è il colore del danno: si tratta di un romanzo autobiografico, candidato al premio Strega, nel quale la donna rende pubblica la diagnosi di una malattia neurologica potenzialmente degenerativa, la sclerosi multipla, contro la quale sta combattendo. “La malattia è come un sasso gettato nello stagno, i cui cerchi inevitabilmente coinvolgono la famiglia e gli amici” – racconta Francesca Mannocchi – “Bisogna, quindi, stringere un patto con la rabbia, imparare a dominare le paure e a chiedere aiuto per far sì che il danno diventi un pezzo della propria vita”.