Dramma in montagna: morto don Graziano Gianola, prete dei giovani

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Un dramma si è consumato in montagna in Trentino, durante una gita parrocchiale: morto don Graziano Gianola, prete dei giovani.

(screenshot video)

Un incidente choc ha sconvolto il mondo religioso: nel pomeriggio di ieri, infatti, nell’ospedale Santa Chiara di Trento è venuto a mancare don Graziano Gianola, sacerdote della arcidiocesi di Milano. Il prelato aveva solo 47 anni ed era benvoluto da tutti, soprattutto dai più giovani. A dare l’annuncio del suo decesso, è stata sua sorella Rita, con un messaggio su Facebook.

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“Ciao fratellino, buon viaggio tesoro mio”, ha scritto la donna. Da quel momento, grande è stato il tam tam di messaggio di cordoglio in Rete. Il sacerdote, secondo quanto si è appreso, era rimasto vittima di un incidente di montagna, a Brentonico, in Trentino, nella stessa mattinata di ieri, lunedì 12 aprile.

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La terribile morte del sacerdote don Graziano Gianola

“Brentonico, stiamo arrivando”, aveva scritto sui social poco prima della grave tragedia il sacerdote. Insieme ai ragazzi dell’oratorio, don Graziano Gianola si trovava lungo il “Sentiero delle vipere” che da San Valentino porta verso il rifugio Graziani sul monte Baldo in Trentino. Una sessantina in tutto i componenti del gruppo che stavano facendo l’escursione. All’improvviso, il sacerdote era scivolato, cadendo in un dirupo prima per una quindicina di metri, poi per ulteriori venti. Immediatamente, i ragazzi che erano con lui hanno fatto scattare i soccorsi.

Sul posto, è giunta l’eliambulanza che ha recuperato ancora vivo ma gravissimo il sacerdote e lo ha trasferito d’urgenza all’ospedale Santa Chiara di Trento. Qui poco dopo è arrivata la notizia del suo decesso, poi confermata anche dalla sorella del sacerdote per l’appunto. Parroco in Bovisa, nel 2004 il sacerdote aveva preso i voti e sin da subito si era fatto apprezzare per la sua vicinanza al mondo giovanile, che era riuscito a conquistare. Don Mauro Ghislanzoni, attuale parroco di Premana, ha spiegato che si è trattato di una fatalità, anche perché il collega parroco era abbastanza esperto di montagna, essendo cresciuto sulle alture lecchesi.